Carmen cammina, barcolla leggermente. L’uomo che la tiene a braccetto la sorregge discretamente. Le caviglie dondolano sopra i tacchi alti sicure ed incerte. Carmen pensa, ma non sa cosa pensare, si pente solo di quel bicchiere di troppo che le ha fatto perdere la lucidità. Sa che non deve, non vuole che quell’uomo resti nella sua vita. Lo ha allontanato più volte e più volte lo ha lasciato suonare alla sua porta per dichiararle ancora e sempre quell’amore diventato violento. E’ una donna giovane e fragile, innamorata. Sogna il principe azzurro, quello stesso che riempiva i racconti che si scambiavano tra amiche quando era ancora bambina, circondata dai campi, lontano dalla grande città, molto tempo fa, molto prima di ritrovarsi su un marciapiede ad adescare uomini comuni. Eppure ce l’aveva fatta, erano mesi che se n’era liberata, che non doveva più prendere ceffoni e calci e pugni perché non aveva portato abbastanza soldi dalla strada. Ma quella notte, il caso ha voluto che si ritrovassero nello stesso caffé.

Le strade e le insegne si sono ormai spente, il ritmo dei passi si fa più spedito. Camminano, lui sta parlando, racconta, sorride, ride. Carmen sente ma non ascolta. Sa cosa sta dicendo, sa cosa vuole quest’uomo. Si chiama Raymond Sleich, un suono che non vorrebbe udire mai più, eppure cammina al suo fianco.

- E’ finita, Raymond. Basta, non avrai più né il mio corpo né i miei soldi. Trovatene un’altra, se vuoi, per me fa lo stesso.

Raymond è immobile, fermo in mezzo al marciapiede. Le ha lasciato il braccio senza che lei se ne accorgesse. La guarda, fisso, stupito. Negli occhi il riso si trasorma in odio, il labbro superiore si muove in un fremito impercettibile. Nessuna parola esce dalla sua bocca, solo il fumo bianco del respiro nel freddo. Anche lei si è fermata, appoggiata ad un muro, lo guarda. E’ soddisfatta di se, della sua forza, della determinazione che per una volta non l’ha fatta esitare. Sorride.

Non c’è dolore, non lo sente. Non c’è suono nello stupore. Guarda la lama uscire da sotto il suo seno sinistro, rossa.  Lui la osserva, la fissa negli occhi. La sorregge, mormora che non è nulla, è solo un graffio, adesso la porta a casa e tutto passa. È solo un graffio niente di più, ripete, in un soffio. Poi i passi si allontanano nel buio. Carmen è sola, le gambe non la sorreggono, ha paura. Si lascia scivolare a terra, non sentirà il freddo e l’umidità che l’ avvolgono.

Carmen

 

Rue Palestro,

25 Decembre 1948.