Io non ero nessuno
Testi e Interviste di ©
2003 Elena Catalfamo
«Ti denuncio - gli ho
detto -. Mi ha afferrato per il collo, mi ha spinto contro il muro,
mi ha sputato in faccia e mi ha detto. «Ma dove vuoi andare,
tu non sei nessuno… chi vuoi che ti creda?». Mi stava
colando il sangue dal naso, avevo il collo livido nella morsa di dolore
e oltretutto mi aveva sputato in faccia. Aveva ragione lui, per me
non c'era una via di scampo, ero imprigionata in un pozzo che diventava
ogni giorno più profondo. Aveva ragione lui, io non ero niente,
non potevo andare da nessuna parte. Solo dopo ho capito che non è
così, no, non doveva essere così». [...] Quando
A. è arrivata nella casa rifugio per donne maltrattate era
incinta di tre mesi. S. oggi ha sei mesi ed è nata e cresciuta
nella struttura protetta in cui trovano una nuova famiglia le donne
che hanno subìto violenze fisiche o psicologiche dal marito
o dal compagno e sono state allontanate per ragioni di sicurezza propria
e della prole dalle mura domestiche su iniziativa dei Servizi sociali
o delle Forze dell’Ordine. Si tratta di un vero e proprio strappo
con il passato. Talvolta arrivano nella struttura protetta solo con
un bagaglio leggero, poche cose raccimolate in tutta fretta e nella
confusione della partenza. Saranno gli operatori della comunità
a frugare nel magazzino per trovare abitini per i bambini e qualcosa
da mettersi per le donne, a rispondere alle necessità più
banali, dallo spazzolino da denti alla saponetta. [...] «Quando
arrivi qui – racconta A., 30 anni, con la piccola S. tra le
braccia – non sai più dove ti trovi, non sai neppure
chi sei. Sono approdata qui dopo vari tentativi di fuga dal mio compagno.
Sono andata avanti per un paio d’anni a sopportare percosse
e insulti. Ogni volta che le prendevo scappavo di casa, mi rifugiavo
da un’amica o da un parente per qualche tempo fino a quando
lui non mi tempestava di telefonate chiedendomi perdono e spergiurandomi
che non lo avrebbe fatto mai più, che non sapeva come era potuto
accadere, e io ritornavo sui miei passi...» [...] [...] «Il
futuro mi spaventa un po’ – ammette M. –. Non è
facile vivere con uno stipendio solo. Spero di trovare delle agevolazioni
per le madri con i figli a carico. Sto seguendo un percorso di terapia
che mi aiuta a superare molti problemi. Certo ogni tanto la voglia
di tornare ai miei affetti e nel mio paese di origine ritorna ma so
che cercherò casa qui. Non ho dubbi. Per il futuro mi auguro
di essere in grado di crescere i miei figli con saggezza. E chissà
di avere una nuova storia». - © 2003 Elena Catalfamo
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