I penitenti
E' la sera del venerdì
santo, la chiesa è gremita come ogni anno, la statua lignea
di Cristo in croce, scolpita dal Fantoni nel XV secolo, domina dall'alto
la chiesa in attesa. I personaggi della sacra rappresentazione piano
piano prendono posto lungo la navata centrale, i costumi affascinano
le schiere di villeggianti e di bambini che si accalcano scomodamente
seduti sui banchi ordinati. Anche i penitenti, con il viso nascosto
sotto i cappucci, entrano per ultimi dal portone. Con loro entra la
paura, l'angoscia del mistero e del peccato. Il tempo si è
fermato. I secoli di un medioevo fino a poco prima lontano occupano
prepotenti lo spazio. La celebrazione può cominciare. Il rumore
dei chiodi estratti dalle mani che liberano il movimento delle braccia
di Cristo riempiono il silenzio. Cristo è morto ancora una
volta e ancora una volta viene deposto, la sua passione e la sua morte
vengono portate in processione per le vie del paese, il suo esempio
non deve essere dimenticato, il suo ricordo è monito, la sua
sofferenza è salvezza, i fedeli lo sanno e nella semplicità
dei simboli ne sono partecipi in silenzio. Guardano la statua ma i
loro sguardi vanno oltre, sono fissi sulle due figure incappucciate
che aspettano in mezzo alla navata e che, in realtà, stanno
espiando i peccati di tutto il paese. La processione ha inizio e si
sgrana lungo il percorso. I penitenti sono gli ultimi a lasciare la
chiesa, e saranno gli ultimi a ritornarci. Camminano a capo chino,
i piedi nudi sul pavé umido, la croce pesante sulla spalla,
gli occhi che compaiono e scompaiono dietro i buchi del cappuccio,
un sentimento di angoscia e stupore li accoglie al loro passaggio,
un'inquetudine mista a paura traspare dalla folla che immobile li
osserva. Un uomo e una donna di cui nessuno conosce l'identità
- l'espiazione del peccato è l'ammissione di una colpa che
non può e non vuole essere condivisa - affrontano la loro personale
via crucis in cerca del perdono per un grave peccato realmente commesso.
Nell'ultimo tratto la salita si fa ripida, il peso della croce addolora
le spalle. Il silenzio che prorompe dai cappucci incanta la folla,
la meraviglia si trasforma in compassione, una sorta di identificazione
spaventata si impossessa del pubblico di questa sacra rappresentazione
che non prevede comparse ma solo co-protagonisti.
