Lontano da casa

Visto attraverso gli occhi dei bambini anche l’abbandono della propria casa si può trasformare in gioco. Così, mentre la vita degli adulti rallenta sui malesseri e sulle attese, i bambini ricostruiscono il loro mondo di gioco in cui ogni giorno è scoperta ed avventura. Ogni spazio che separa una tenda dall’altra, ogni muro scrostato, albero o oggetto è occasione per correre, scoprire ed inventare fino a sera quando i ricordi di un passato troppo recente riaffiorano tra le lacrime: “ Mamma, voglio tornare a casa dai nonni… dov’è il papà? … “.
Per loro fortuna ogni mattina torna la luce e con lei la voglia di scoprire e crescere, il dovere di diventare grandi e di imparare tra i banchi di una scuola posticcia perché un giorno si tornerà a casa, tra quelle montagne che, viste da qui, sembrano il paradiso.
Anche se non possono ricordare la casa che hanno abbandonato, l’immagine impressa in una fotografia sopravvissuta alle intemperie della fuga, è per molti un ricordo vivido, palpabile, che satura le loro vite e ne determinerà il futuro ancora incerto.
Ed ecco che una carrozzina scaricata dall’ultimo Tir di aiuti umanitari si trasforma in un’auto da corsa che investe ogni cosa che incontra tra i viottoli sconnessi di un campo, una tomba solitaria sulle colline della periferia sarajevita è punto di partenza di ogni avventura e un pallone sgonfio trovato per caso vicino ad un campo di calcio costruito da una ONG italiana è calciato e rincorso per ore intere. Anche la macchina fotografica di un fotografo arrivato da chissà dove è un oggetto magico in cui specchiarsi ed apparire ad ogni costo. Il tempo passa, i campi chiudono e le città sono rese “sicure”, qualcuno torna a casa, qualcun’altro vi si avvicina soltanto mentre molti se ne vanno per sempre verso occidente. Intanto in un’altra parte del mondo si ricominciano gli tessi giochi e le stesse lacrime.
Lontano da quegli amici trovati per caso nel fango dei viottoli di un campo profughi che non c’è più, nuovi e vecchi bambini crescono e giocano fino a sera in una città che non è la loro, finché nel buio si alzerà un sussurro: “ Mamma, voglio tornare a casa…”.