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Per
quel che riguarda la Francia sono 15.000 le prostitute che esercitano
sul territorio nazionale di cui 6.000 nella sola Parigi. Di queste,
donne e uomini, il 75% sono di origine straniera, in prevalenza provenienti
dai paesi dell’ex patto di Varsavia, dai Balcani e della Nigeria
ma si è cominciato ad osservare anche la comparsa di prostitute
di origine cinese soprattutto sui marciapiedi del quartiere di Belleville.
Secondo il commissario di divisione della BRP (Brigade de repression
du proxénetisme) Daniel Riguord “l’80% della prostituzione
a Parigi si effettua sulla strada lungo i boulevard periferici, a
30 e 45 € i dieci minuti” (fonte Fondation Scelles, La
prostitution adulte en Europe, 2002).
E’ in questa atmosfera che il ministro dell’interno del
nuovo governo Chirac, Nicolas Sarkosy, ha portato in parlamento una
nuova legge abolizionista, fortemente repressiva verso i clienti e
criminalizzante nei confronti delle ragazze. A poche settimane dalla
sua presentazione, la legge, è stata duramente contestata il
5 novembre dalle prostitute stesse con una manifestazione di piazza
davanti al Senato. Le 500 prostitute provenienti da tutta la Francia
e di diverse origini nazionali (erano presenti dietro le maschere
oltre alle prostitute francesi anche prostitute Nigeriane, dell’est
Europa e dell’America Latina) chiedevano diritti sociali e riconoscimento
professionale: “Chiedere la pensione o l’assistenza sanitaria”
dice Claude Boucher, presidente dell’associazione “les
amis du Bus des Femmes”, “può suscitare facile
ironia. Ma la regolarizzazione è l’unico modo per sfuggire
allo sfruttamento, arginare la criminalità e ridurre il traffico
di giovani straniere”...” un rapporto tra adulti consenzienti
non può essere punito, almeno nel paese che crede di essere
la patria dei diritti dell’uomo e delle libertà”
( fonte: Massimo Nava, Parigi il bus della notte - Io Donna N°
46 del 16 Novembre 2002).

